Categoria: Approfondimenti

  • Piante per fitodepurazione: la guida completa per un ambiente più sano e acque pulite

    Piante per fitodepurazione: la guida completa per un ambiente più sano e acque pulite

    Piante per fitodepurazione: negli ultimi anni, la crescente consapevolezza riguardo alla sostenibilità ambientale ha reso la fitodepurazione una soluzione sempre più popolare per il trattamento delle acque reflue. Questo processo naturale utilizza piante specifiche per purificare l’acqua, riducendo l’inquinamento e migliorando la qualità dell’ambiente circostante. In questa guida, esploreremo le varietà di piante più efficaci per la fitodepurazione, i principi scientifici alla base di questa tecnica e i vantaggi che essa offre non solo all’ecosistema, ma anche alle comunità umane. Scopri come integrare la fitodepurazione nei tuoi progetti e contribuire a creare un futuro più sostenibile.

    Come funziona la fitodepurazione e il ruolo delle piante

    La fitodepurazione è un processo ecologico che utilizza le piante e i substrati per purificare le acque reflue in modo naturale. In questo sistema, le piante assorbono nutrienti e sostanze inquinanti attraverso le loro radici, mentre i microorganismi presenti nel suolo e nell’acqua lavorano in sinergia per decomporre i contaminanti. Le radici delle piante non solo catturano i nutrienti, ma favoriscono anche la crescita di batteri utili, che contribuiscono alla degradazione delle sostanze nocive. Questo processo non solo migliora la qualità dell’acqua, ma offre anche habitat per la fauna, creando un ecosistema più ricco e variegato. Con la fitodepurazione, possiamo quindi non solo trattare le acque, ma anche promuovere un ambiente più sano e sostenibile.

    A cosa servono le piante per la fitodepurazione e come agiscono?

    Le piante per la fitodepurazione svolgono un ruolo cruciale nel migliorare la qualità dell’acqua, fungendo da elementi filtranti naturali. Esse assorbono nutrienti come azoto e fosforo, che possono essere dannosi in eccesso, e aiutano a ridurre la concentrazione di metalli pesanti e sostanze organiche. La loro azione avviene tramite un processo di assorbimento e traspirazione: le radici captano le sostanze inquinanti, mentre le foglie rilasciano acqua purificata nell’atmosfera. Inoltre, le piante stimolano la crescita di microorganismi benefici nel terreno, i quali contribuiscono a decomporre i contaminanti. Grazie a queste interazioni, le piante non solo purificano l’acqua, ma migliorano anche la salute del suolo, rendendo l’intero ecosistema più resiliente e vitale.

    Tipologie di impianti di fitodepurazione

    • Impianti di fitodepurazione orizzontali

    Questi impianti sono progettati affinché l’acqua reflua scorra orizzontalmente attraverso un substrato vegetato. Le radici delle piante assorbono nutrienti e inquinanti mentre l’acqua passa attraverso il sustrato (ghiaia), dove i microorganismi contribuiscono alla degradazione delle sostanze nocive. Sono particolarmente efficaci per il trattamento di acque con carichi inquinanti moderati e piccoli impianti domestici.

    • Impianti di fitodepurazione verticali

    Negli impianti verticali, l’acqua reflua viene distribuita in modo uniforme sul substrato verticalmente, cioè su tutta la superficie del letto, creando un flusso dall’alto verso il basso. Questo sistema aumenta l’area di contatto tra acqua e radici, ottimizzando l’assorbimento di nutrienti. Sono ideali per spazi ristretti e possono gestire carichi inquinanti più elevati.

    • Impianti a flusso libero

    Questi impianti utilizzano bacini o laghetti vegetati in cui l’acqua reflua scorre liberamente. Le piante galleggianti e sommerse purificano l’acqua attraverso processi naturali di assorbimento e decomposizione. Questa tipologia è particolarmente adatta per aree con ampi spazi, favorendo anche la biodiversità locale. Inoltre, viene spesso usata in coda a un impianto orizzontale o verticale per affinare la qualità del refluo o far fronte ad oscillazioni stagionali. 

    Clicca qui per leggere l’articolo specifico sull’argomento.

    Clicca qui per informazioni sulla scelta degli impianti.

    Tipi di piante per la fitodepurazione e loro ruolo specifico

    Nella fitodepurazione, diverse specie vegetali svolgono ruoli specifici nel processo di purificazione dell’acqua. Le piante palustri, come la cannuccia di palude (Phragmites australis), il giunco (Schoenoplectus spp.) o la carex, sono tra le più comuni grazie alla loro capacità di assorbire nutrienti e inquinanti. Queste piante creano un ambiente favorevole per i microorganismi, che aiutano nella degradazione delle sostanze nocive.

    Le piante acquatiche come la lenticchia d’acqua (Lemna spp.), la Ninfea o vari tipi di potamogeton sono altrettanto importanti, in quanto forniscono ossigeno e migliorano la qualità dell’acqua attraverso la fotosintesi.

    Riepilogo delle principali piante fitodepuratrici e loro applicazioni chiave

    Piante palustri (usate in impianti verticali e orizzontali)

    • Cannuccia di palude: Phragmites australis
    • Tifa: Typha spp.
    • Carex: Carex spp.
    • Iris: Iris spp.
    • Giunco: Juncus spp.
    • Schenoplectus: Schoenoplectus spp.
    • Saururus: Saururus cernuus

    Piante sommerse (usate in impianti a flusso libero)

    • Ninfea: Nymphaea spp.
    • Potamogeton: Potamogeton spp.
    • Lenticchia d’acqua: Lemna spp.
    • Myriophyllum: Myriophyllum spp.
    • Vallisneria: Vallisneria spp.

    Consigli pratici per un sistema efficiente

    Per garantire l’efficacia di un sistema di fitodepurazione, è fondamentale seguire alcune pratiche chiave. Innanzitutto, è importante scegliere le piante giuste in base alle caratteristiche del sito e al tipo di acqua da trattare. Le piante devono essere adattate al clima locale e al tipo di suolo per massimizzare l’assorbimento di nutrienti e inquinanti.

    Inoltre, è essenziale progettare un sistema con una buona distribuzione dell’acqua, assicurando che fluisca uniformemente attraverso il substrato vegetato. Monitorare regolarmente il sistema è cruciale: controllare la salute delle piante e la qualità dell’acqua aiuta a identificare eventuali problemi precocemente. Seguendo i consigli del progettista, a cui è importante richiedere un manuale di uso e manutenzione, si può creare un sistema di fitodepurazione che non solo funziona bene, ma contribuisce anche a un ecosistema più sostenibile.

    Dove acquistare le tue piante per fitodepurazione

    Acquistare piante per fitodepurazione può sembrare un compito impegnativo, ma ci sono diverse opzioni disponibili. I vivai specializzati in piante acquatiche e palustri sono una delle migliori fonti, poiché offrono una selezione di specie adatte per questo scopo. È consigliabile visitare vivai locali, dove gli esperti possono fornire consigli preziosi sulla scelta delle piante più adatte al tuo ambiente.

    Inoltre, molti garden center e negozi di giardinaggio offrono piante per fitodepurazione, sia in forma di piantine che in vaso. È utile informarsi sulla provenienza delle piante, preferendo quelle coltivate localmente per garantire una migliore adattabilità. Infine, considera anche l’acquisto online: diversi siti web specializzati offrono una vasta gamma di piante e possono consegnarle direttamente a casa tua. Assicurati di verificare le recensioni e la reputazione del venditore per fare un acquisto sicuro.

    Conclusione

    La fitodepurazione rappresenta un metodo innovativo e sostenibile per migliorare la qualità delle acque e promuovere un ambiente più sano. Attraverso l’uso di piante specifiche, è possibile ridurre inquinanti e nutrienti in eccesso, contribuendo così alla salvaguardia degli ecosistemi acquatici e terrestri. Le diverse tipologie di impianti e le varietà di piante disponibili offrono soluzioni versatili per ogni contesto, dalle aree urbane ai sistemi naturali.

    Implementare un sistema di fitodepurazione richiede attenzione nella scelta delle piante e nella progettazione, ma i benefici sono evidenti: non solo si ottiene acqua purificata, ma si favorisce anche la biodiversità e si arricchisce l’estetica degli spazi. Seguendo i consigli pratici e informandosi sui punti di acquisto, chiunque può contribuire a un futuro più sostenibile. Investire nella fitodepurazione è, quindi, un passo importante verso la protezione delle risorse idriche e la creazione di comunità più resilienti.

  • Fitodepurazione verticale vs orizzontale: guida completa alla scelta del sistema ideale per le tue esigenze

    Fitodepurazione verticale vs orizzontale: guida completa alla scelta del sistema ideale per le tue esigenze

    Qual’è la scelta migliore per il nostro impianto di fitodepurazione? In questo articolo vedremo alcuni punti fondamentali per poter capire meglio e scegliere la soluzione migliore per il nostro impianto. 

    La fitodepurazione: un approccio naturale alla depurazione delle acque

    Abbiamo già visto in altri articoli e pagine del sito come la fitodepurazione sia una risposta naturale e totalmente sostenibile. Non necessita di prodotti chimici o strutture complesse. Spesso richiede poca energia elettrica o nulla! La fitodepurazione è considerata una NBS (Nature Based Solution): sono tutte quelle soluzioni e tecnologie che riproducono i processi naturali, applicate in vari campi di intervento. In questo caso, la necessità di trattamento delle acque reflue viene affrontata imitando gli ecosistemi palustri, in cui la simbiosi tra piante, batteri e substrati permette una rimozione delle sostanze organiche, elementi nutritivi ed inquinanti presenti nell’acqua.

    Principi di funzionamento generali

    La fitodepurazione viene usata come trattamento secondario, dopo un primo trattamento di sedimentazione e prima digestione dei reflui tramite fossa Imhoff, vasca tricamerale e/o degrassatore. 

    La sua funzione è quella di rendere le acque reflue smaltibili nell’ambiente in modo sicuro, quindi depurandole dalle sostanze organiche, azoto e inquinanti. 

    Questo avviene tramite l’attività delle piante congiunta ai batteri che si formano nella zona radicale, che insieme formano un vero e proprio filtro biologico altamente efficace, anche per sostanze tossiche e metalli pesanti. 

    Vantaggi ecologici ed economici generali

    Il vantaggi degli impianti di fitodepurazione sono molti:

    • si evita l’uso di prodotti chimici e la loro dispersione nell’ambiente;
    • richiedono pochissima o nulla energia elettrica; 
    • la realizzazione è molto semplice ed economica;
    • la gestione e manutenzione è molto semplice e non richiede specializzazione;
    • permettono il riutilizzo sul posto dell’acqua depurata (riuso nel flussaggio, irrigazione, lavaggio, ecc..);
    • sono un elemento fondamentale nella progettazione dell’acqua in permacultura;

    Fitodepurazione orizzontale: funzionamento e caratteristiche

    La fitodepurazione orizzontale, o HS (horizontal flow), è la soluzione d’impianto più diffusa per piccole utenze per la sua semplicità. Vediamo ora perché.

    Meccanismo di flusso e processi depurativi

    Come vediamo in figura, l’acqua da depurare attraversa il letto di ghiaia orizzontalmente: viene caricata in alto e raccolta sul fondo della parte opposta.  I materiali usati e il sistema idraulico sono molto semplici: qualche tubo, ghiaia, piante e due pozzetti. Non la stiamo facendo facile, è davvero così! Spesso se le pendenze del terreno lo permettono possono essere progettati a caduta, quindi senza bisogno di pompe ed energia elettrica. 

    Il flusso d’acqua è mantenuto costantemente al di sotto della superficie della ghiaia: questo permette di ottimizzare la circolazione, evitare cattivi odori, formazione di zanzare e protezione dal gelo invernale. 

    Le radici delle piante, oltre a sottrarre sostanze nutrienti e inquinanti, funzionano come sistemi di trasferimento dell’ossigeno dall’atmosfera all’interno del letto filtrante. 

    Si crea così una grande varietà di condizioni redox e alternanza di micro-siti anossici e aerobici che permettono una grande versatilità del sistema a fronte di carichi organici da trattare.

    Componenti chiave dell’impianto

    L’impianto è quindi formato da uno scavo impermeabilizzato (generalmente con epdm o pvc), riempito di ghiaia e piante. L’alimentazione e la raccolta dell’acqua avvengono tramite tubi forati. 

    Sono sempre prescritti dei pozzetti di controllo in entrata e in uscita all’impianto.

    Vantaggi

    I vantaggi dei sistemi orizzontali, oltre a quelli generici già elencati prima, sono sicuramente la semplicità di realizzazione e gestione: sono i più economici da costruire e da gestire, soprattutto se si riescono a realizzare senza l’utilizzo di pompe.

    Svantaggi

    Lo svantaggio principale è sicuramente l’ingombro, maggiore rispetto ai sistemi verticali. Questi impianti possono occupare fino a 5 m2/abitante nel caso di reflui civili: questo può essere un problema in mancanza di spazio a disposizione o nel caso di un numero molto alto di utenti. 

    Piante tipicamente utilizzate

    Le piante che vengono generalmente utilizzate sono la Phragmites Australis o la Typha. Sicuramente sono tra le piante con il più alto potere depurativo, in quanto formano un apparato radicale molto fitto e sono abituate a vivere in terreni saturi e paludosi. La loro crescita rapida permette una rimozione efficace dei nutrienti. 

    Spesso si opta anche per altre specie altrettanto efficaci ma più gradevoli esteticamente come la carex, dal bel portamento a cespuglio con foglie filiformi, o l’iris, che in primavera fa dei bellissimi fiori.

    Fitodepurazione verticale: funzionamento e caratteristiche

    In alcuni casi la fitodepurazione verticale o VF (Vertical Flow) può essere la soluzione migliore. Vediamo ora le differenze con gli impianti orizzontali e cerchiamo di capire qual’è la soluzione giusta per noi. 

    Meccanismo di flusso e processi depurativi

    Nei sistemi VF il refluo da trattare viene immesso in modo discontinuo e scorre in direzione verticale. Questo viene distribuito su tutta la superficie dell’impianto per mezzo di tubazioni forate e raccolto sul fondo da un sistema di drenaggio. 

    L’alternanza del flusso tramite pompe temporizzate crea fasi di riempimento e svuotamento del letto: questo crea condizioni ideali per la rimozione dell’azoto tramite processo di nitrificazione e denitrificazione. La rimozione della sostanza organica è comunque garantita dall’azione delle piante e dei batteri che si creano nella zona radicale, come nel caso dei sistemi HF.

    Componenti chiave dell’impianto

    Come nel caso dei sistemi HF, anche i VF richiedono impermeabilizzazione, tubi di distribuzione, ghiaia e piante. 

    Anche in questo caso, saranno necessari dei pozzetti in testa e in coda all’impianto per il controllo del refluo. 

    Inoltre, l’impianto richiede l’utilizzo di pompe che funzionino in modo discontinuo per alimentare l’impianto.  

    Vantaggi

    Il vantaggio principale dei sistemi verticali sta nella compattezza dell’impianto, grazie ad una migliore efficienza soprattutto nella rimozione dell’azoto. Per questi motivi sono consigliati in casi di mancanza di spazio, oppure installati in sistemi ibridi di depurazione orizzontale e verticale, per gestire tipologie di reflui più complesse o per grandi utenze.

    Svantaggi

    Lo svantaggio principale è legato alla necessità di pompe di sollevamento ed una gestione più onerosa dell’impianto. Questo porta generalmente a costi di realizzazione maggiori ed una richiesta di energia. 

    Inoltre, il sistema di distribuzione va periodicamente controllato per evitare intasamenti. 

    Confronto diretto: fitodepurazione verticale vs. orizzontale

    In conclusione, per impianti di piccola dimensione la fitodepurazione orizzontale è l’impianto più diffuso e consigliato per la sua semplicità costruttiva e gestionale. Ovviamente la fattibilità dell’intervento va valutata soprattutto in base agli spazi a disposizione. 

    Gli impianti verticali sono invece idonei in situazioni con poca superficie a disposizione e in situazioni in cui i reflui hanno caratteristiche particolari (ad esempio scarti di lavorazione, allevamento, ecc..). 

    Quando il numero di utenti è molto elevato e/o in casi di reflui industriali, che comportano carichi organici, di azoto o altri elementi in proporzione diversa dai reflui civili, possono essere valutate conformazioni ibride, in cui impianti verticali e orizzontali vengono posti in serie per aumentare l’efficienza del sistema. 

    Rimandiamo qui la pagina del nostro sito con una descrizione più dettagliata degli impianti. 

  • Manutenzione Biopiscina e Biolago: Cura e Attenzione per un Ecosistema Equilibrato

    Manutenzione Biopiscina e Biolago: Cura e Attenzione per un Ecosistema Equilibrato

    Manutenzione biopiscina e biolago: In questo articolo vedremo cosa significa prendersi cura del proprio biolago o della propria biopiscina. Descriveremo una manutenzione generale, che però va adattata e modificata per ogni singolo progetto. Ogni impianto ha le proprie peculiarità e le proprie necessità specifiche, quindi le informazioni di questo articolo non sono assolute ma vogliono fornire un approfondimento su questo tema. 

    L’Equilibrio Naturale del Biolago

    Non siamo consapevoli di tutti i meccanismi complessi che regolano la vita e le relazioni ecologiche, per questo biopiscine e biolaghi vanno osservati continuamente, in modo da «imparare a conoscerla e capire di cosa ha bisogno». 

    Ciò che sappiamo, ad esempio, è che i nutrienti in acqua vanno limitati il più possibile per evitare crescite algali. Il biofilm che si crea in tutta la ghiaia del filtro e le piante acquatiche servono ad eliminare i nutrienti dalla colonna d’acqua. Piante e biofilm hanno bisogno di un certo equilibrio di nutrienti. Quindi a volte può essere necessario aggiungere elementi specifici per aiutarle ad avere un buon metabolismo.

    Principi Generali per la Manutenzione di Biolaghi e Biopiscine

    Per questo, alcuni principi generali possono essere affermati:

    •Evitiamo il più possibile contaminazioni esterne di materiale e nutrienti, e rimuoverli il più possibile;

    •Il bordo del telo (nella vasca e del filtro) funge da barriera nutritiva. Controlliamo che non cali o non si rompa ed evitiamo che le piante dall’esterno del prato non inizino a scavalcarlo con foglie e radici (e viceversa);

    •Evitiamo l’accesso ad animali selvatici o domestici, anche tramite recinzioni;

    •Cerchiamo di osservare lo stato di salute del sistema: colorazioni, odori, biofilm, comportamento delle piante e meccanismi di causa effetto (es. comparsa di alghe dopo un temporale o dopo eccessiva concentrazioni di bagnanti, miglioramento dell’acqua dopo aggiunta di nitrati, ecc…)

    •Le analisi dell’acqua possono essere d’aiuto nel comprendere eventuali disfunzioni;

    •Ogni volta che asportiamo alghe,foglie, biofilm o parti morte stiamo togliendo nutrienti dall’acqua, e questo è un bene; 

    Regole per una Corretta Balneazione nel Biolago

    ·Non introdurre prodotti chimici in acqua (compresi oli o creme solari);

    ·Non lanciare sassi o qualsiasi oggetto in acqua (renderebbe difficile la manutenzione);

    ·Non entrare nelle zone piantumate, a meno che non sia necessario per motivi di manutenzione;

    ·Entrare con piedi e corpo il più possibile puliti;

    ·Non sollecitare il telo impermeabile con oggetti punzonanti;

    ·Evitare il più possibile la fuoriuscita di acqua;

    ·Impedire l’accesso ad animali selvatici;

    ·Non bagnarsi in più di otto persone al giorno. 

    Manutenzione Regolare del Biolago

    Vediamo ora nello specifico quali azioni intraprendere per mantenere l’impianto sano e pulito. 

    OPERAZIONI GIORNALIERE

    •Controllare materiali/pietre che potrebbero essere pericolosi e, se necessario, rimuoverli;

    •Provvedere alla manutenzione degli impianti tecnici ed igienici;

    •Eliminare l’eventuale inquinamento causato dai bagnanti (oggetti vari, immondizia, ecc..); 

    OPERAZIONI SETTIMANALI

    ·Rimuovere le alghe nel filtro e tenere pulito lo skimmer;

    ·Rimuovere biofilm su pareti e superfici con spazzola aspiratrice o spazzola abrasiva (se si ha robottino, farlo girare almeno una volta a settimana);

    ·Mantenere i gradini e le sedute spazzolati;

    ·Rimuovere eventuali accumuli di biofilm dalle superfici;

    ·Rimuovere piante morte, foglie cadute e frammenti vegetali, nella vasca e nel filtro;

    ·Svuotare e/o pulire il troppopieno se necessario;

    ·Se si possiede un robot pulitore, farlo girare una o due volte alla settimana per il tempo necessario a che passi sul fondo almeno due o tre volte;

    La pulizia di fondo e pareti quotidiana non è necessaria a fini depurativi ma è affidata alla propria sensibilità estetica: se non ci da fastidio un po’ di biofilm sulle superfici lasciamolo pure! E’ giusto comunque evitare eccessivi accumuli di sedimento per far sì che l’acqua non sia troppo ricca di nutrienti.

    1 o 2 VOLTE L’ANNO

    •Potare le piante in base alle specifiche esigenze: in autunno, a fine stagione balneabile, potare le piante del filtro a circa 10/15 cm dalla base;

    •Verificare, lungo il bordo della biopiscina, la barriera contro la risalita capillare: non dev’esserci continuità e scambio di materiale e nutrienti tra l’ambiente circostante e la piscina/filtro;

    •Contrastare la crescita di piante indesiderate ai bordi della piscina biologica e nel filtro; 

    MANUTENZIONI STRAORDINARIE

    ·Rimuovere le alghe dalla zona di balneazione e nel filtro;

    ·Eliminare accumuli di sedimenti e biomasse dalla zona di balneazione;

    ·Effettuare la manutenzione delle strutture e sostituire le parti danneggiate;

    ·Controllare e pulire i tubi dell’acqua e gli scarichi;

    •Controllare e mantenere la pompa;

    •Pulire il sistema di filtraggio con impresa di spurghi (in media una volta ogni 5 o 6 anni);

  • Fitodepurazione domestica: la guida completa per un impianto fai da te

    Fitodepurazione domestica: la guida completa per un impianto fai da te

    In questo articolo, vedremo quali sono gli elementi per poter realizzare un impianto di fitodepurazione in autocostruzione. Attenzione però: autocostruzione a livello normativo significa che il proprietario (o la proprietaria) si sostituisce all’impresa edile, ma questo no vuol dire che il lavoro non possa essere fatto professionalmente e con un progetto accurato. Qui vedremo quali sono le caratteristiche costruttive degli impianti di fitodepurazione e descriveremo come a livello edile non sono molto complessi, ma sicuramente per fare un lavoro funzionante in modo corretto è necessario partire da una progettazione professionale.

    Cos’è la fitodepurazione domestica e a cosa serve?

    La fitodepurazione domestica è un sistema naturale di depurazione delle acque nere e grigie, che può essere installato all’interno della proprietà. Ci sono tre principali sistemi di fitodepurazione, scritti meglio a QUESTO LINK: verticale, orizzontale e a flusso libero. In ogni caso, sono solo le piante acquatiche e palustri che svolgono la depurazione, unite alle comunità batteriche che si sviluppano in simbiosi. A seconda delle necessità, si potrebbe optare per un sistema ibrido composto da più di uno di questi sistemi posti in serie o in parallelo. Di solito però, per situazioni domestiche con pochi abitanti si opta per l’impianto orizzontale o a volte verticale (l’impianto verticale è più complesso a livello costruttivo ma più compatto).

    Un impianto di fitodepurazione serve quindi a rispettare la normativa sul trattamento domestico dei reflui, dove le distanze dalla rete fognaria impediscono l’allaccio.

    Vantaggi della fitodepurazione domestica rispetto ai sistemi tradizionali

    Il vantaggio principale sta nella possibilità di riutilizzo dell’acqua depurata, in una logica di permacultura e di sostenibilità ecologica. L’acqua trattata in uscita dall’impianto può essere infatti accumulata per l’irrigazione di orto o frutteti, oppure per il lavaggio di superfici esterne o come ricircolo nei WC interni alla casa. Questa pratica comporta un notevole risparmio idrico e una differenza sostanziale nel nostro impatto ecologico. In alternativa, il refluo può essere disperso al suolo o in un corpo idrico senza rischio di inquinamento. 

    Inoltre, se le pendenze del terreno lo permettono, tutto l’impianto può funzionare a caduta o con una pompa a basso consumo, riducendo notevolmente i costi di installazione e gestione rispetto ad altri sistemi.

    Confronto con altri sistemi di depurazione

    Una delle principali alternative alla fitodepurazione domestica sono i sistemi a fanghi attivi. Questi sistemi sono delle riproduzioni in piccola scala dei grossi impianti di depurazione fognaria. Lo svantaggio di questi sistemi è che utilizzano molta più energia per il funzionamento, perché richiedono almeno una pompa di sollevamento e un sistema di ossigenazione con un compressore. Inoltre, prevedono il dosaggio di un disinfettante come il cloro alla fine del processo, aumentando i costi di gestione e l’impatto ecologico del sistema. Questi sistemi sono sicuramente efficaci ma hanno degli svantaggi economici e di sostenibilità ambientale rispetto agli impianti di fitodepurazione. 

    Se optassimo solo per l’utilizzo di una fossa settica o Imhoff, questa andrebbe svuotata almeno una o due volte all’anno dal camion degli spurghi, il chè comporterebbe degli elevati costi di gestione.

    Creare un impianto di fitodepurazione fai da te: costi e materiali

    Il costo dei materiali per un piccolo impianto di fitodepurazione, diciamo sotto i 10 abitanti equivalenti (AE), è inferiore ai 1.000 euro/abitante, compreso lo scavo. Questo vale per i prezzi di mercato attuale. Le lavorazioni non sono molto complicate a livello esecutivo, e possono essere eseguite in autocostruzione con la consulenza del progettista ed eventualmente col supporto di un artigiano edile o giardiniere.

    Le fasi di costruzione di un impianto di fitodepurazione

    La prima fase di lavoro è lo scavo: questo deve avere un profilo regolare, qualsiasi tipologia di impianto si scelga. L’impianto orizzontale è un rettangolo profondo circa 70 o 80 centimetri e grande circa 5 m2/abitante. L’impianto verticale può essere un rettangolo più profondo (anche 1m o più) e grande circa 3,5 m2/abitante. L’impianto a flusso libero, invece, che consiste esteticamente in un laghetto, ha dimensioni di circa 10 m2/abitante. Queste sono misure indicative, che vanno verificate poi in fase progettuale. 

    La seconda fase è quella dell’impermeabilizzazione: quasi sempre viene utilizzato il telo EPDM, previa protezione con tessuto-non-tessuto posato sullo scavo. Questo materiale è molto resistente ed elastico: l’ideale per adattarsi a qualsiasi profilo di scavo. Attenzione però a pulire bene prima fondo e pareti, togliendo sassi, radici e qualsiasi oggetto punzonante.

    La terza fase è quella delle connessioni idrauliche: l’impianto viene collegato alle acque reflue della casa dopo i trattamenti primari (Imhoff o degrassatore). Le connessioni avvengono tramite semplici pozzetti e tubi in PVC di diametro 100 o 110 mm. Negli impianti orizzontali, è necessario un tubo a “T” forato a mano per ripartire il refluo, oppure una canalina a cielo aperto. Negli impianti verticali invece sono necessari tubi in polietilene di diametro più piccolo, sempre forati e che coprono tutto l’impianto. In ogni caso, l’acqua viene poi raccolta in fondo all’impianto da tubi di drenaggio (preforati o forati a mano). Sono sempre necessari un pozzetto in ingresso e uno in uscita all’impianto. 

    Quarta fase: il telo impermeabile viene protetto da tessuto-non-tessuto e l’impianto viene riempito di ghiaia (nel caso di fitodepurazione verticale o orizzontale) oppure dei substrati delle piante. Viene solitamente usata ghiaia lavata, preferibilmente spezzata. Questa si può trovare in qualsiasi cava o fornitore edile. A questo punto le piante possono essere posate nell’impianto.

    Quinta fase: l’impianto viene riempito d’acqua e viene collaudato, verificando che funzioni correttamente a livello idraulico.

    Cosa serve per costruire un impianto di fitodepurazione

    Per riassumere quanto detto sopra, ciò che è necessario per la costruzione di un impianto è facilmente reperibile in qualsiasi fornitore edile: si tratta di tubi in pvc, ghiaia e pozzetti in calcestruzzo. Il telo EPDM può essere reperito da rivenditori specializzati, cercando in internet forniture per fitodepurazione o per laghetti. 

    Ovviamente, è necessario avere un valido progetto in mano e farsi seguire da professionisti per essere sicuri di fare un lavoro funzionante ed efficace. Il progetto sarà comunque necessario per presentare le pratiche autorizzative necessarie.

    Scegliere le piante giuste per la fitodepurazione domestica

    Le piante utilizzabili sono diverse, ma comunque tutte efficaci. Sicuramente le regine della fitodepurazione sono la Phragmites e la Typha. Entrambe però hanno lo svantaggio di essere molto invasive e di non fare fiori colorati, quindi è difficile metterle in consociazione con altre piante (che sparirebbero) e l’effetto estetico è molto spartano. Il vantaggio è però che hanno un potere depurativo molto elevato, essendo che formano un apparato radicale molto denso. 

    In alternativa, possono essere usati ad esempio gli Iris, che formano in primavera un fiore molto bello e ne esistono di diversi colori, così come ad esempio la Litra. Queste piante sono meno invasive e crescono bene anche in consociazione ad esempio con le Carex, che formano un cespuglio di foglie sottili molto bello. Sia di Carex sia di Iris esistono diverse specie, tutte idonee alla fitodepurazione. Un’altra pianta che viene molto usata è il Giunco, l’Acorus, il Butomus o il Papiro. Sono tutte piante molto efficaci con una resa estetica differente rispetto alla Phragmites o alla Typha. 

    Se si optasse per un impianto a flusso libero, invece, si potrebbe giocare molto di più sull’estetica e sull’utilizzo di piante acquatiche, come ad esempio le Ninfee o vari tipi di Potamogeton.

    Durata e manutenzione di un impianto di fitodepurazione domestico

    Ciò che limita la funzionalità nel tempo di un impianto di fitodepurazione è il progressivo intasamento delle ghiaie, da parte delle radici e della parte solida del refluo depurato. Questo è un processo inevitabile. Sicuramente aiuta molto tenere pulita la parte superficiale della ghiaia da foglie e parti morte delle piante. Una volta o due all’anno, le piante dell’impianto vanno potate e sfalciate. 

    La manutenzione consiste principalmente in questo e non è molto complicata. Sicuramente ogni tanto (una volta all’anno o alla bisogna) va controllato che il sistema funzioni idraulicamente, che non ci siano elementi che ostruiscono i tubi o i pozzetti e che il refluo non stia esondando dal sistema per qualche motivo. Ogni tanto, va anche controllato che sul letto di fitodepurazione non stiano crescendo piante infestanti, che nel caso andrebbero rimosse.

    La fitodepurazione domestica, un investimento per il futuro

    La fitodepurazione rappresenta una soluzione semplice, innovativa e sostenibile per la gestione delle acque reflue, utilizzando solamente piante e microorganismi per purificare l’acqua in modo naturale. Questo metodo ecologico non solo riduce l’impatto ambientale, ma offre anche numerosi vantaggi economici e sociali. Investire in sistemi di fitodepurazione significa promuovere la biodiversità, migliorare la qualità dei corsi d’acqua e delle falde e ridurre i costi di trattamento rispetto ai metodi tradizionali. Inoltre, favorisce la creazione di spazi verdi e habitat per la fauna locale, contribuendo alla biodiversità e al benessere generale dell’ambiente. Con l’aumento della consapevolezza ambientale e la crescente necessità di soluzioni sostenibili, la fitodepurazione si configura come un investimento strategico, sostenibile e resiliente per il futuro.

  • Differenza tra biolago e biopiscina: quale soluzione ecosostenibile fa per te?

    Differenza tra biolago e biopiscina: quale soluzione ecosostenibile fa per te?

    In questo articolo spiegheremo la differenza tra biolago e biopiscina, descrivendone le caratteristiche, i vantaggi e gli svantaggi. Speriamo che possa essere utile nel fare più chiarezza nel momento della scelta tra biolago e biopiscina e anche per approfondire meglio le conoscenze nel mondo della depurazione naturale e degli ambienti acquatici.

    Cos’è un biolago? Caratteristiche principali

    Un biolago è uno specchio d’acqua impermeabilizzato, reso balneabile da processi fisico-chimico-biologici che imitano i meccanismi naturali di depurazione delle acque. La qualità balneabile dell’acqua è mantenuta tramite l’equilibrio ecologico all’interno del biolago, e si evitano processi che inibiscono la vita: sono quindi esclusi raggi UV, prodotti chimici come cloro, rame o altri, ozono, idrolisi del sale. Spesso alcune di queste tecnologie vengono erroneamente descritte come ecologiche ma sono lontane dall’esserlo. 

    A differenza di una biopiscina, il biolago si caratterizza per le sue forme organiche e “morbide”, che imitano l’aspetto dei laghi naturali. Vengono usate poche opere in muratura e spesso le pareti non sono verticali ma inclinate come il profilo di scavo. Inoltre, si prediligono finiture e materiali naturali e rustici, come la pietra semi-lavorata o il legno. 

    Biolago: come funziona

    In un biolago, l’attore principale della depurazione è il biofilm che si forma nel filtro biologico, in simbiosi con le piante acquatiche. Il biofilm è una patina biologica gelatinosa formata da miliardi di microorganismi in cooperazione tra di loro e si forma su qualsiasi superficie del biolago. Si è scoperto che la sua crescita è proporzionale alla velocità del flusso d’acqua che insiste sulla parete. Per esempio, nei torrenti di montagna le pietre del fondo sono spesso coperte dal biofilm. Nel biolago, quindi, si cerca di concentrare la sua produzione all’interno di un letto di ghiaia piantumata con piante acquatiche, in cui si mantiene una circolazione continua tramite una pompa a basso consumo, che mantiene lo scambio d’acqua tra parte balneabile e parte filtrante. Il filtro biologico è molto efficace nell’abbattimento dei nutrienti in acqua e nella competizione con organismi patogeni, grazie al suo potere ossidante. 

    Inoltre, è un concorrente delle alghe nell’assimilazione di sostanze nutritive: nel biolago le alghe non si formano proprio perché il biofilm assorbe tutti i nutrienti al loro posto. 

    Le tre zone di un biolago

    • ZONA BALNEABILE

    E’ l’area adibita al nuoto e all’immersione ricreativa.

    Viene separata dalle altre zone tramite opere di muratura sommerse o affioranti.

    • ZONA PIANTE SOMMERSE

    E’ la zona adibita alla presenza di piante idrofite emergenti e sommerse. Ha lo scopo di sottrarre sostanze nutritive dalla colonna d’acqua e di abbassare la temperatura del sistema durante la stagione calda, Non in tutti i progetti è presente questa parte.

    • ZONA FILTRO

    Consiste in un letto di ghiaia alto 1,1 m e sommerso dall’acqua, in continua circolazione con la vasca. E’ un sistema di fitodepurazione verticale a ghiaia sommersa, piantumato con elofite come Iris, Sparganium ed altre. Ha lo scopo di fare da substrato per la crescita del biofilm sulle pareti della ghiaia ed assorbire nutrienti, anche tramite l’interazione con le radici delle piante. La presenza di zooplancton nel filtro permette di controllare la presenza di batteri e virus patogeni. Può anche essere privo di piante e mascherato da una  pavimentazione.

    Biolago e le alghe

    Per evitare la formazione di alghe è necessario progettare correttamente la parte filtrante, in modo che possa assimilare tutti i nutrienti e non lasciarne disponibili per la loro formazione. Quando parliamo di nutrienti, ci riferiamo principalmente a carbonio, azoto e fosforo. Facendo una approssimazione grossolana, ma utile ai nostri scopi, questi sono presenti nel fitoplancton in rapporto molare 100:10:1. Per una formazione equilibrata, le alghe hanno bisogno di queste proporzioni. Limitando uno dei tre fattori, si limita la loro crescita. L’elemento più facile da limitare è quello presente in minore quantità, quindi il fosfato. Se i fosfati sono bassi, le alghe non si formeranno. Una delle regole principali è quindi evitare che nel biolago entri materiale organico dall’esterno il più possibile e nel caso rimuoverlo. Inoltre, è importante che l’acqua di riempimento e rabbocco sia povera di fosfati. Per i biolaghi, si possono accettare acque in ingresso con concentrazioni <40 μg/L e il livello in vasca dev’essere almeno <30 μg/L. L’ideale per la limitazione della crescita algale sarebbe mantenere in vasca una concentrazione <10 μg/L. 

    Biolago e le zanzare

    Per gli stessi motivi, un biolago risulta essere un ambiente ostile alla formazione di larve di zanzare: infatti l’acqua è ossigenata, sempre in movimento, povera di nutrienti e piena di predatori di larve! Quindi le zanzare sono tenute lontane da un biolago che funziona correttamente.

    Vantaggi e svantaggi del biolago

    Il biolago rispetto ad una biopiscina può presentare alcuni vantaggi e alcuni svantaggi, a seconda delle esigenze e aspettative di inserimento paesaggistico: 

    • è più economico della biopiscina, in quanto spesso non sono previste pareti in muratura ma semplicemente viene impermeabilizzato lo scavo;
    • è più facile l’autorizzazione dove presenti vincoli paesaggistici; 
    • ha un aspetto molto naturale;
    • non si adatta molto a contesti in cui si ricerca simmetria e regolarità architettonica; 
    • rispetto all’idea di piscina convenzionale, è un concetto molto differente per l’aspetto più organico e la scelta dei materiali; 
    • la manutenzione può essere un po’ più laboriosa di quella di una biopiscina: le forme irregolari possono rendere più lungo il lavoro di pulizia, anche se si usasse un robottino.

    Cos’è una biopiscina? Caratteristiche principali

    Il sistema di depurazione di una biopiscina è uguale a quello del biolago. La differenza tra biolago e biopiscina non sta infatti nel trattamento dell’acqua ma nell’aspetto estetico: la biopiscina si caratterizza infatti per forme regolari e tradizionali, paragonabili alle piscine che siamo abituati a conoscere. In realtà in alcuni Paesi si afferma che i biolaghi vanno dalla categoria 1 alla categoria 3, mentre le biopiscine sono solo le categorie 4 e 5. Clicca qui per approfondire le categorie di depurazione. Questo modo di descrivere viene adottato anche da alcuni costruttori in Italia, quindi è meglio chiarirlo.

    Noi preferiamo riferirci solo all’aspetto estetico, perché in realtà le varie categorie di filtraggio possono essere applicate a prescindere dalla forma del progetto. 

    Per quanto riguarda i meccanismi di trattamento dell’acqua e la presenza di alghe e zanzare, valgono le cose dette nei capitoli precedenti riguardo ai biolaghi. 

    Vantaggi e svantaggi della biopiscina

    Per i motivi citati sopra, le biopiscine hanno quindi alcuni vantaggi e svantaggi rispetto ai biolaghi. Vediamone alcuni: 

    • una biopiscina si rifà alle forma delle piscine tradizionali: quindi si presta ad inserimenti più compatti e in contesti dove è richiesta una certa simmetria e regolarità nelle forme;
    • Richiede materiali più lavorati, come pietre squadrate o pavimentazioni formali;
    • Se di forma puramente rettangolare, la pulizia è più semplice anche tramite robottino;
    • I costi sono più elevati rispetto ad un biolago, per la necessità di fare fondo e pareti in muratura;
    • La forma regolare permette inserimenti anche in contesti con poco spazio disponibile;
    • Anche una piscina tradizionale può essere convertita in biopiscina.

    Differenza tra biolago e biopiscina 

    Riassumendo, possiamo quindi elencare le differenze fondamentali tra biolago e biopiscina:

    • Il biolago ha forme organiche mentre la biopiscina ha forme più squadrate;
    • La biopiscina può essere più facile da mantenere pulita;
    • Il biolago è più economico nella realizzazione;
    • La biopiscina si presta ad inserimenti con poco spazio;
    • Il biolago viene approvato anche in situazioni di vincoli paesaggistici; 
    • Il biolago si presta a contesti rustici e naturalistici mentre la biopiscina è adatta anche in contesti moderni e lussuosi;
    • nelle biopiscine di tipo 5, dove la parte filtrante è nascosta in un locale tecnico, non si nota alcuna differenza da una piscina tradizionale;

    Come scegliere tra biolago e biopiscina

    Alla luce di quanto detto, speriamo di aver aiutato meglio nella scelta tra biolago e biopiscina, nel momento della decisione del progetto. Se vi piacciono le forme naturali e uno specchio d’acqua simile ai laghi di montagna, sicuramente il biolago è la scelta giusta. Nella progettazione del biolago, si può spaziare molto nella scelta delle piante e nelle forme e materiali che richiamano l’ambiente naturale circostante. La biopiscina si adatta a gusti più tradizionali, di ricerca di forme regolari e simmetriche, anche per esigenze di eleganza e lusso. La biopiscina è la scelta migliore quando si ha poco spazio a disposizione e bisogna lavorare in contesti ristretti. Inoltre, è possibile ricreare l’aspetto di una piscina tradizionale ma con una filtrazione biologica. In ogni caso, la qualità di acqua balneabile e cristallina è assicurata dal sistema di depurazione!

    Conclusione

    Abbiamo cercato di descrivere al meglio le differenze tra biolaghi e biopiscine. In Italia c’è ancora molta confusione su questo tema, perché sono impianti ancora poco conosciuti e diffusi. Entrambe le installazioni, comunque, sono sicuramente la scelta più ecologica e sostenibile per la balneazione pubblica o privata: infatti non richiedono l’utilizzo di prodotti chimici, promuovono la biodiversità e il risparmio idrico. I biolaghi e le biopiscine non vanno mai svuotati!  Altri argomenti di approfondimento li trovate nella nostra sezione sugli articoli QUI oppure nella pagina delle FAQ. Per avere maggiori informazioni non esitate a contattarci, ci fa sempre piacere diffondere le conoscenze nel mondo della depurazione naturale dell’acqua. 

  • Permessi per una biopiscina: cosa serve per costruire una biopiscina, autorizzazioni e normativa

    Permessi per una biopiscina: cosa serve per costruire una biopiscina, autorizzazioni e normativa

    Permessi per una biopiscina: Le biopiscine e i biolaghi non vengono ad oggi contemplati nella normativa nazionale e non possono essere assimilati alle piscine convenzionali, in quanto non prevedono un sistema di disinfezione chimico o chimico-fisico. I permessi e le autorizzazioni possono seguire quindi un iter differente. E’ sempre necessario richiedere un’autorizzazione per la costruzione di un biolago o una biopiscina. Consigliamo sempre di informarsi bene prima di iniziare la fase di progettazione. 

    In questo articolo cerchiamo di approfondire al meglio la questione dei permessi e della normativa su biolaghi e biopiscine, differenziando tra contesto pubblico, ricettivo o privato. Se vi rimangono dei dubbi non esitate a contattarci!

    Biopiscina e permessi: quando sono necessari?

    Nel caso di biolaghi o biopiscine ci sono due vie: il permesso a costruire oppure la SCIA. Cosa cambia tra permesso a costruire e SCIA?

    • Permesso di costruire: se l’intervento modifica in modo significativo la struttura esistente (per esempio, creando una piscina ex novo o ampliando quella esistente), sarà necessario richiedere un permesso di costruire presso il Comune di riferimento. La biopiscina spesso va considerata come una costruzione.
    • SCIA (Segnalazione Certificata di Inizio Attività): se l’intervento non comporta modifiche strutturali rilevanti si potrebbe optare per una SCIA. Questo documento attesta l’inizio dei lavori e ne garantisce la conformità alle normative, ma va verificato caso per caso con il Comune. Per la realizzazione dei biolaghi è quasi sempre sufficiente una SCIA.

    La differenza tra biolago e biopiscina sta solo nell’aspetto estetico: mentre il biolago vuole imitare un invaso naturale, con forme organiche e molta vegetazione, una biopiscina ha un aspetto formale al pari delle piscine convenzionali. Il biolago può essere quindi realizzato impermeabilizzando direttamente lo scavo, mentre la biopiscina necessita di opere murarie di contenimento per la realizzazione di pareti verticali. 

    Questa differenza è sostanziale e per questo spesso per la costruzione di un biolago è sufficiente una SCIA mentre per una biopiscina è richiesto un permesso a costruire. 

    Autorizzazioni per una biopiscina: quali documenti servono?

    Sintetizziamo qui la documentazione da fornire per ottenere l’autorizzazione alla costruzione di una biopiscina o biolago.

    Per il Permesso di Costruire:

    • Progetto tecnico dettagliato redatto da un professionista abilitato (ingegnere, architetto o geometra).
    • Relazione tecnica sull’impatto ambientale e paesaggistico, se richiesto.
    • Autorizzazione paesaggistica, se necessaria.
    • Dichiarazione di conformità urbanistica.

    Per la SCIA:

    • Relazione tecnica e progetto firmato da un tecnico abilitato.
    • Dichiarazione di conformità alle normative locali.
    • Eventuali autorizzazioni paesaggistiche, se applicabili.

    Oltre a questi permessi possono essere necessarie autorizzazioni per vincoli paesaggistici, idrogeologici o archeologici. La presenza di questi vincoli non preclude a priori la realizzazione dell’opera e va verificata presso il proprio Comune, che elencherà i documenti necessari.

    Prima di avviare i lavori, bisogna ottenere il parere tecnico del Comune per verificare se la costruzione è conforme al Piano Regolatore Generale (PRG) e alle altre normative locali.

    Quanto tempo serve per ottenere le autorizzazioni?

    La SCIA è un’autorizzazione più blanda e permette di iniziare a costruire il giorno in cui si presenta la pratica, prima di aver ricevuto risposta positiva che avviene per silenzio-assenso entro 30 giorni. Lo svantaggio è che se se si dovessero effettuare controlli in cantiere e non dovesse essere approvata, potrebbe essere necessaria una modifica del progetto, un adeguamento della pratica o la richiesta di un permesso a costruire. 

    Il permesso a costruire segue un iter più lungo: l’approvazione avviene anch’essa per silenzio-assenso entro 90 giorni e non si può iniziare a costruire prima di quella data. Il vantaggio è che una volta approvata, il progetto è sicuramente realizzabile e non si rischia di doverlo modificare in corso d’opera. 

    Chi contattare per i permessi di una biopiscina?

    Per ottenere i permessi in questione è sempre consigliato rivolgersi ad un professionista di fiducia che si interfacci con l’ufficio tecnico comunale e con la soprintendenza. Questi può essere un geometra, un architetto o un ingegnere. E’ comunque necessario che il progetto venga presentato e firmato da un tecnico abilitato. 

    Costruire una biopiscina su terreno agricolo

    In linea generale, non è consentito costruire opere non direttamente funzionali all’agricoltura.

    La costruzione di una biopiscina o un biolago potrebbe essere incompatibile con la destinazione d’uso agricola, a meno che non si dimostri che essa è funzionale all’attività agricola (ad esempio, per l’irrigazione o per finalità agrituristiche). 

    Quindi, se il terreno agricolo su cui si costruisce appartiene ad un agriturismo, non è necessario il cambio di destinazione d’uso e l’iter è più semplice. 

    I permessi e le autorizzazioni necessarie possono essere le seguenti:

    • Cambio di Destinazione d’Uso;
    • Permesso di Costruire o SCIA;
    • Autorizzazioni Speciali per eventuali fini di ricezione turistica;
    • Vincoli Paesaggistici e Ambientali (da verificare)

    Biopiscine e vincoli ambientali: cosa considerare?

    Per l’approvazione dei vincoli paesaggistici e ambientali, spesso un biopiscina o un biolago vengono accolti favorevolmente, al contrario delle piscine convenzionali. Questo è dovuto all’aspetto naturale degli impianti: la presenza di piante acquatiche e palustri è fonte di biodiversità e cambia l’inserimento paesaggistico. A favore giocano anche le colorazioni dei teli impermeabili che richiamano i laghi e i fiumi naturali (quindi evitando piastrelle e teli azzurri o bianchi). 

    Capita spesso che si opti per la realizzazione di un biolago o biopiscina proprio perché la piscina convenzionale non è compatibile con vincoli paesaggistici.  

    h3 Costruire una biopiscina senza permessi: rischi e conseguenze

    Realizzare una biopiscina senza i permessi può portare a sanzioni amministrative, ordini di demolizione o multe. Inoltre, se il terreno è soggetto a vincoli, le pene possono comportare conseguenze penali. E’ molto importante seguire l’iter autorizzativo richiesto per la realizzazione presso il proprio Comune di appartenenza. 

    Normativa sulle biopiscine: cosa dice la legge?

    Come detto in principio, le biopiscine e i biolaghi non sono (ancora) normati a livello nazionale. Per la loro realizzazione sono necessarie le autorizzazioni che abbiamo elencato nei paragrafi precedenti. Per quanto riguarda la balneabilità, la situazione non è molto chiara e bisogna differenziare tra strutture private, pubbliche o ricettive. 

    In Italia attualmente l’unico ente che ha normato le biopiscine è la Provincia Autonoma di Bolzano nel 2011, con la delibera 974: https://www.acquebalneabili.it/test/wp-content/uploads/2013/08/Delibera-974-2011-Provincia-di-Bolzano.pdf.

    Qui sotto cerchiamo di fare un riassunto della situazione, dividendo tra strutture private, ricettive o pubbliche.

    Normativa piscine private

    Il contesto privato non prevede ulteriori documentazioni rispetto a quelle già elencate. Non esistono infatti regolamentazioni sulla sicurezza o qualità dell’acqua all’interno della proprietà. Una volta ottenute le approvazioni necessarie alla realizzazione, si può fare il bagno tranquilli. 

    Un aspetto da considerare è la disponibilità idrica della rete durante il periodo estivo: in alcuni comuni è vietato riempire piscine e laghi da giugno a settembre e i consumi vengono monitorati. In tal caso sarà necessario utilizzare altre fonti come autobotte, cisterna di accumulo, acque piovane o di falda. 

    In sintesi, la documentazione necessaria per una biopiscina in ambito ricettivo è:

    • Permesso di costruire o SCIA (a seconda dell’entità dell’intervento)
    • Autorizzazione paesaggistica/idrogeologica/archeologica (se l’area è vincolata)
    • Autorizzazione per il prelievo di acqua (se necessario)

    h3 normativa piscine per strutture ricettive

    Per strutture ricettive possono essere necessari, oltre alle autorizzazioni per la realizzazione, provvedimenti sulla sicurezza. Questi non sono sempre richiesti per i biolaghi, ma è comunque consigliato seguirli in ogni caso.

    In particolare:

    • Recinzioni e barriere protettive: È obbligatorio installare recinzioni o barriere di sicurezza per prevenire il rischio di incidenti, specialmente in presenza di bambini.
    • Segnaletica di sicurezza: Devono essere presenti cartelli che segnalano i rischi e le regole d’uso e la profondità dell’acqua.
    • Se la biopiscina o il biolago sono più profondi di 1,40 m, è obbligatoria la presenza del bagnino. 

    In alcuni casi è necessario ottenere un parere sanitario dall’ASL locale che verifichi che la biopiscina rispetti i requisiti di salubrità previsti per le strutture ricettive. 

    In sintesi, la documentazione necessaria per una biopiscina in ambito ricettivo è:

    • Permesso di costruire o SCIA (a seconda dell’entità dell’intervento)
    • Autorizzazione paesaggistica/idrogeologica/archeologica (se l’area è vincolata)
    • Autorizzazione per il prelievo di acqua (se necessario)
    • Normative sulla sicurezza (recinzioni, segnaletica, sistemi di emergenza)
    • Verifica della conformità urbanistica e ambientale
    • Aggiornamento della licenza d’uso della struttura ricettiva (se necessario)

    Normativa piscine pubbliche

    Per piscine pubbliche intendiamo impianti aperti al pubblico ad uso collettivo. Purtroppo in Italia non si ha ancora grande esperienza fuori da Bolzano e le realizzazioni pubbliche sono molto poche e tutte con una storia differente. Proviamo ad elencare i punti chiavi dell’iter autorizzativo:

    1.Permessi per la costruzione

    La biopiscina pubblica ha bisogno di un’autorizzazione per la realizzazione dell’opera. Come descritto sopra, questi possono essere una SCIA o un Permesso per Costruire.

    2. Autorizzazione Paesaggistica (se necessaria)

    Se la biopiscina viene costruita in una zona sottoposta a vincoli paesaggistici, come aree protette o parchi naturali, sarà necessario ottenere un’autorizzazione paesaggistica. 

    3. Autorizzazione Ambientale

    La biopiscina, pur utilizzando un sistema biologico per il trattamento delle acque, deve comunque rispettare le normative ambientali. In particolare:

        Autorizzazione per la gestione delle acque: questo include il trattamento delle acque per evitare la proliferazione di batteri o altri agenti patogeni. 

        Autorizzazione per il prelievo di acqua: Se la piscina è alimentata da una fonte naturale (come un pozzo o un corso d’acqua), sarà necessario ottenere un permesso per il prelievo dell’acqua.

    4. Autorizzazione Sanitaria

    La biopiscina deve essere sottoposta a valutazione sanitaria da parte dell’ASL, che verifica che l’impianto rispetti le normative riguardanti la qualità dell’acqua, la salubrità dell’ambiente e la sicurezza sanitaria degli utenti. 

    5. Normative sulla Sicurezza

    La sicurezza degli utenti è una priorità fondamentale per una piscina pubblica. Le normative sulla sicurezza delle piscine pubbliche stabiliscono obblighi precisi, che devono essere rispettati anche per una biopiscina:

    • Recinzioni e barriere protettive per evitare l’accesso non autorizzato alla piscina e per proteggere bambini e persone vulnerabili.
    • Segnaletica di sicurezza: Cartelli che informano sui pericoli, sulle regole di comportamento e sulle procedure in caso di emergenza.
    • Servizi di salvataggio e sicurezza come la presenza di defibrillatori e personale qualificato di assistenza ai bagnanti.

    In sintesi, i permessi necessari per costruire una biopiscina pubblica includono:

    •     Permesso di costruire o SCIA (a seconda della tipologia di intervento)
    •     Autorizzazione paesaggistica (se l’area è vincolata)
    •     Autorizzazione sanitaria da parte dell’ASL
    •     Autorizzazione per la gestione delle acque (trattamento, qualità dell’acqua, prelievo)
    •     Autorizzazione ambientale per garantire la tutela delle risorse naturali (VIA)
    •     Normative di sicurezza (recinzioni, salvavita, segnaletica)
    •     Piano di Sicurezza e Coordinamento (PSC)
    •     Certificato di agibilità e verifica finale di conformità
    •     Verifica della conformità urbanistica con il Piano Regolatore Generale (PRG)
    •     Normative regionali e nazionali applicabili

    Conclusione: la progettazione di una biopiscina a norma

    Una biopiscina o un biolago richiedono sempre autorizzazioni per la realizzazione. Il contesto è differenziato se si tratta di strutture private, ricettive o pubbliche. E’ sempre bene informarsi presso il proprio Comune prima di affrontare il progetto, meglio se tramite un tecnico di fiducia. Spesso la biopiscine segue un iter semplificato rispetto a una piscina convenzionale e può essere la soluzione per adempiere ai vincoli paesaggistici dove ci sono. 

  • Quanto costa una biopiscina?

    Quanto costa una biopiscina?

    Quanto costa una biopiscina? I prezzi sono simili a quelli di una piscina convenzionale a disinfezione chimica. Sicuramente, però, si andrà a risparmiare sulla manutenzione e la gestione. Infatti le biopiscine hanno un impianto tecnico molto semplice, con bassi consumi energetici e senza prodotti o sostanze da aggiungere. Inoltre l’acqua della piscina naturale non va mai cambiata!

    I costi possono variare di molto a seconda delle scelte progettuali, dei materiali scelti e ovviamente delle dimensioni. Molta differenza la fa, per esempio, l’impermeabilizzazione diretta dello scavo oppure la costruzione in muratura di pareti verticali.

    Quindi un biolago potrebbe avere dei costi inferiori rispetto a una biopiscina. La loro differenza sta solo nell’aspetto estetico, mentre il sistema depurativo e la balneabilità sono gli stessi. Il biolago, infatti, si differenzia dalla biopiscina per le forme e l’aspetto più naturali.

    Per avere un’idea di massima, i prezzi indicativi chiavi in mano, IVA inclusa, potrebbero essere:

    • laghetti ornamentali: 400 €/m²;
    • biolaghi balneabili: 650 €/m²;
    • biopiscine: 950 €/m².

    Per avere un preventivo più dettagliato scriveteci senza impegno cliccando qui e ti diremo quanto costa la tua piscina naturale. I prezzi possono variare molto, più grande si fa e meno si spende al metro quadrato!

    Scrivici o compila il nostro modulo cliccando qui. Senza compromesso potremo offrirti una prima idea di costi. Potremo poi organizzare un sopralluogo con una prima bozza di disegno e un preventivo dettagliato, in base alle tue esigenze e gusti personali.

    Il nostro spirito è infatti quello di venire incontro alle esigenze estetiche e paesaggistiche del cliente, cercando di interpretare i gusti e le idee di realizzazione. Proporremo una progettazione condivisa in modo da creare un risultato che soddisfi a pieno i sogni di chi poi ci farà il bagno!

  • Manutenzione invernale di una biopiscina

    Manutenzione invernale di una biopiscina

    In ottobre e novembre le piante acquatiche del filtro vanno tagliate sotto il livello dell’acqua (spazio lasciato circa 10 / 15cm) e rimosse dalla piscina biologica. Anche le foglie delle ninfee ormai diventate gialle o marroni vanno rimosse. Questo permette che non si accumulino troppi nutrienti dentro la nostra biopiscina. Vanno quindi tagliate tutte le parti della vegetazione che sono
    diventate marroni. E’ anche possibile mettere una rete di sicurezza contro la caduta delle foglie.

    Durante l’inverno sul fondo della piscina si accumula del sedimento, dovuto soprattutto alle foglie della vegetazione circostante che cadono in acqua. Queste andranno rimosse appena le temperature primaverili iniziano ad innalzarsi (periodo febbraio/marzo).

    La pompa può essere spenta quando la temperatura atmosferica massima è inferiore o uguale a 8°, il che permette un considerevole risparmio energetico.

    La superficie dell’acqua potrebbe anche ghiacciare se le temperature lo permettono: non vi preoccupate, questo fa bene all’equilibrio biologico. Non c’è bisogno di rompere il ghiaccio superficiale.

    In generale, con le basse temperature l’attività biologica rallenta molto. Sarà quindi normale vedere le piante acquatiche apparentemente “morte” e comunque un acqua cristallina con qualche sedimento. Ora lasciate riposare la creatura, arriverà in primavera il momento di pulirla!

  • Conversione piscina in biopiscina

    Conversione piscina in biopiscina

    Anche le piscine a cloro possono diventare biologiche con le tecniche di conversione piscina in biopiscina. Si possono progettare filtri biologici da inserire all’interno o all’esterno della biopiscina ed eliminare tutto l’impianto tecnico di clorazione e filtrazione esistente. L’impianto tecnico in biopiscina è costituito solamente da una o due pompe di circolazione a basso consumo. Non sono necessari locali tecnici interrati o grosse infrastrutture. La conversione da piscina a cloro in biopiscina permette un risparmio notevole in consumo energetico e di prodotti chimici, oltre ad avere un’acqua viva e sana in cui immergersi.

    Come convertire una piscina a cloro in biopiscina?

    Come vediamo nelle foto qui sotto, una delle soluzioni potrebbe essere quella di ottenere la parte filtrante all’interno della piscina esistente. Questo permetterebbe di contenere l’ingombro in giardino, a discapito però di area balneabile. Solitamente è la soluzione più economica, ma va valutata caso per caso.

    L’aternativa sarebbe quella di creare una zona di depurazione all’esterno della piscina, permettendoci di conservare l’area balneabile attuale e creando una fitodepurazione adiacente. Questa soluzione potrebe essere la meno economica ma ha i sui vantaggi, soprattutto per chi in giardino ha disponibilità di spazio. In generale, per avere un’idea, l’area del biofiltro occupa circa il 20% dell’area totale.

    Quanto costa la conversione piscina in biopiscina?

    I costi dipendono da tanti fattori, tra cui il posizionamento del cantiere e l’accessibilità, oltre alla scelta di intervento desiderata. Costruire il biofiltro all’interno della vasca sicuramente comporta meno lavoro ma diminuisce l’area balneabile. Fare un biofiltro esterno presuppone uno scavo in più e l’occupazione di suolo aggiuntivo nel giardino e probabilmente ha un costo leggermente maggiore. Inoltre, l’impianto esistente e la possibilità di allacciarsi influisce sul preventivo. E’ difficile valutare a priori il costo dell’intervento, ma potrebbe essere comparato alla creazione di un laghetto, quindi circa tra gli 800 e 1000 euro per metro quadrato di biofiltro.

    Quali sono i vantaggi di conversione piscina in biopiscina?

    Convertire una piscina a cloro in una biopiscina offre numerosi vantaggi, sia per l’ambiente che per la salute degli utenti. Innanzitutto, le biopiscine utilizzano sistemi di filtrazione naturale, come piante acquatiche, che non solo purificano l’acqua, ma creano anche un ecosistema sostenibile. Questo riduce l’uso di sostanze chimiche aggressive, rendendo l’acqua più dolce e piacevole per la pelle e gli occhi. Inoltre, le biopiscine tendono a mantenere una temperatura dell’acqua più stabile e naturale, migliorando il comfort durante il nuoto. Dal punto di vista estetico, una biopiscina può integrarsi armoniosamente con il paesaggio circostante, creando un’atmosfera più rilassante e naturale. Infine, l’assenza di cloro riduce gli odori sgradevoli e il rischio di allergie, rendendo l’esperienza di balneazione più salutare e piacevole.

  • Qualità dell’acqua in biopiscina

    Qualità dell’acqua in biopiscina

    Generalmente si pensa che l’acqua in biopiscina sia sempre un po’ verde o marrone e con tante alghe. Questo è un mito da sfatare! Con una corretta prgettazione possiamo mantenere un’ottima qualità dell’acqua tutto l’anno, cristallina e salubre.

    Rigenera garantisce la balneabilità delle biopiscine secondo gli standard della normativa di Bolzano, con un’acqua sempre trasparente ed invitante. CLICCA QUI per saperne di più.

    Con una corretta e semplice gestione annuale, potrete avere sempre un’acqua come quella nell’immagine. Questa foto è stata fatta in una piscina realizzata otto anni fa.

  • Definizione internazionale di biopiscina

    Definizione internazionale di biopiscina

    La IOB – International Organization of natural Bathing waters, ha pubblicato la definizione internazionale di biopiscina. Rigenera fa parte dell’associazione italiana AIABN e della IOB.

    Il documento, denomitao “Common Essentials” è stato presentato al congresso internazionale 2021 in Albufeira, Portogallo.

    Potete leggere il documento CLICCANDO QUI

  • Manutenzione biopiscina in autunno

    Manutenzione biopiscina in autunno

    Siamo giunti alla fine della stagione balneabile. E’ ora di preparare la nostra creatura al riposo invernale. La manutenzione della biopscina non richiede un grande impegno, però va fatta nel modo giusto e non va trascurata.

    In ottobre/novembre le piante acquatiche vanno tagliate sotto il livello dell’acqua (spazio lasciato circa 10 / 15cm) e rimosse dalla piscina biologica.

    Vanno anche tagliate tutte le parti della vegetazione che sono diventate marroni. E’ possibile mettere una rete di sicurezza contro la caduta delle foglie, così che sarà più facile rimuoverle dalla vasca e non sarà necesario aspirarle.

  • Fitodepurazione domestica

    Fitodepurazione domestica

    Fitodepurazione domestica: un impianto di fitodepurazione è una parte fondamentale nel ciclo delle acque. Infatti, permette di depurare le acque reflue di casa, grigie e nere, rendendole disponibili per il riutilizzo, come irrigazione, lavaggi, flussaggo nel WC.

    Quello in foto è un impianto a fitodepurazione orizzontale (più info qui).

    La sua realizzazione è relativamente semplice e vi permetterà di rigenerare le acque di scarico in modo del tutto naturale. L’ultimo impianto realizzato è inserito in un contesto permaculturale, in cui le acque in uscita dalla fitodepurazione vanno ad alimentale un canale swale, ovvero una linea di sub-irrigazione che mantiene il terreno sempre umido e ricco di nutrienti per le piante.

    Come al solito, sono le piante e i batteri i veri protagonisti della depurazione. In questa seconda foto vedete un momento didattico collettivo di piantumazione dell’impianto.

    I costi di un impianto di fitodepurazione sono molto contenuti, data la semplicità dell’opra e la sua durata negli anni. Noi calcoliamo che un impianto come quello in foto, con una buona manutenzione può durare più di quindici anni senza dover rinnovare le piante e la ghiaia.

  • Biopiscine – manutenzione di primavera

    Biopiscine – manutenzione di primavera

    L’inverno è passato e le temperature iniziano ad aumentare. Tra poco si potrà iniziare a fare il bagno!

    Prepariamo quindi la nostra biopiscina con una bella pulizia del fondo: rimuoviamo il sedimento creatosi durante l’inverno e riattiviamo l’impianto di ricircolazione.

    Iniziano a crescere le piante del filtro e a fiorire la vegetazione del nostro giardino… piano piano insetti ed animali riprendono la loro attività, l’acqua è fresca e pronta ad accogliere i primi bagnanti.

    Forse è il periodo più bello per contemplare la nostra biopiscina ed iniziare a vivere il giardino.

  • Zanzare

    Zanzare

    La biopiscina sarà piena di zanzare?

    Non è vero che nelle biopiscine prolificano le zanzare, anzi! Le zanzare nidificano su specchi d’acqua il cui livello è fluttuante durante l’anno e in cui non possano insediarsi i predatori.

    Nelle biopiscine la superficie dell’acqua mantiene un livello costante ed è connotata da un lento movimento, che convoglia l’acqua ad un filtro meccanico (skimmer). Inoltre, rane ed altri predatori eviteranno del tutto lo sviluppo delle larve.

    Alle zanzare piacciono ambienti paludosi e stagnanti. Sicuramente il contrario di una biopiscina dove l’acqua è ossigenata e povera di nutrienti.

    Insomma, non abbiamo mai visto una biopiscina con le zanzare!

  • Autorizzazioni per biopiscine

    Autorizzazioni per biopiscine

    La richiesta di autorizzazione sanitaria deve essere effettuata solo per la costruzione delle piscine naturali ad uso pubblico.

    Non esiste ancora, in Italia, una normativa ad hoc riguardante le biopiscine. Dipende molto dall’ufficio tecnico del comune in cui si presenta la richiesta di autorizzazione. Ovviamente, lo standard di balneabilità non può essere uguale ad una piscina depurata a cloro! Quindi spesso si fa riferimento ai criteri di balneabilità per laghi e fiumi.

    Comunque, la Provincia di Bolzano e l’Azienda Sanitaria Locale hanno elaborato nel 2011 una direttiva dal titolo: Linee guida sulle caratteristiche di qualità dell’acqua, la vigilanza e la gestione delle piscine naturali pubbliche. Per gli standard di qualità si fa riferimento a questa direttiva, che assicura la sicurezza sanitaria dell’acqua della biopiscina.

  • Tipologie di Biopiscine

    Tipologie di Biopiscine

    LE 5 CATEGORIE

    Se vi state interessando ad avere una biopiscina ma non avete elementi per decidere come farla, in questo articolo vi spieghiamo meglio come sono concepite.

    Le biopiscine si dividono in cinque categorie, per ordine di meccanizzazione e tecnologia crescente (e anche prezzo).

    In generale, tutte le categorie di biopiscine si ispirano a modelli acquatici presenti in natura: dagli stagni, ai laghetti di montagna e alle acque correnti di un fiume.

    Le prime tre categorie si rifanno ai modelli naturali delle acque ferme. L’acqua viene tenuta

    ferma o in lento movimento. E’ presente una ricca biodiversità, con anfibi, insetti, fitoplancton e zooplancton. L’acqua può presentare una leggera torbidità in alcuni periodi dell’anno. La zona balneabile è di poco più grande di quella di ftodepurazione (o rigenerazione). Per avere una stabilità biologica, si consiglia di non costruire al di sotto dei 100 metri quadrati.

    Le categorie 4 e 5 si rifanno ai modelli di acque correnti, e presentano una tecnologia più raffinata. Questo permette di avere una zona balneabile molto più grande rispetto a quella di rigenerazione. L’acqua è sempre limpida e cristallina e vi sono poche piante. Per la depurazione dell’acqua, infatti, vengono usati dei filtri biologici, costituiti da pietrisco su cui si formano i batteri depuranti, sotto forma di patina detta “biofilm”. La circolazione viene mantenuta costante tutto l’anno e i filtri necessitano una continua pulizia tramite contro-lavaggio, con produzione di acque di scarto.

    Di seguito forniamo una breve descrizione delle varie categorie:

    – Categoria I: chiamata anche “nature pure”, puramente naturale. Non viene impiageta tecnologia. Per la costruzione si usano materiali più semplici possibili ed è connotata da un’elevata biodiversità. La zona balneabile ricopre almeno il 60% della superficie. Si raccomanda una superficie totale minima di almeno 100 m2 e una profondità media di 2m;

    Categoria II: si utilizza lo skimmer (filtro meccanico) per pulire la superficie. La biodiversità è pari a quella della categoria I, mentre la zona balneabile è di poco superiore. Il resto delle caratteristiche è uguale alla categoria I;

    Categoria III: oltre allo skimmer, viene garantito un passaggio regolare di acqua tra zona balneabile e zona di rigenerazione, quindi viene inserita una ricircolazione. Viene introdotta una zona di fitodepurazione a ghiaia e piante palustri con circolazione forzata. La superficie balneabile può essere anche il 60% del totale, quindi maggiore delle altre categorie. La biodiversità in vasca è paragonabile alle altre due categorie.

    Categoria IV: utilizza una tecnica più avanzata. Viene impiegato un filtro biologico a ghiaia o zeolite per mantenere l’acqua limpida e pulita. La velocità di filtrazione è più elevata della categoria III. Vi è minore presenza di piante ed animali in vasca. La superficie balneabile può essere anche il 70%, fino anche al 90%. L’intorbidimento dell’acqua per questo tipo di piscine è molto raro.

    Categoria V: elevata tecnologia di depurazione. Vengono impiegati biofiltri a circolazione continua che mantegono una depurazione spinta dell’acqua in vasca. Le piante presenti in vasca, se ci sono, svolgono principalmente una funzione decorativa. L’acqua è sempre cristallina.

    Con questo breve articolo speriamo di aver fornito un quadro più chiaro sulla scelta della biopiscina e sul suo funzionamento. Come avrete capito, la progettazione fai-da-te può risultare molto rischiosa se non si conoscono bene i meccanismi depurativi di una biopiscina, e si rischia di realizzare un’opera non funzionante.

  • Alghe

    Alghe

    Le alghe in biopiscina si presentano sia sotto forma di filamenti (che sono le laghe che siamo abituati a immaginare) sia sottoforma monocellulare sospesa in acqua, che crea una leggera torbidità. Mentre le alghe filamentose si formano sulle superfici, le alghe sospese le troviamo fluttuanti in acqua.

    La presenza di alghe nella biopiscina non è pericolosa per la salute e per l’igiene dei bagnanti. Anzi, la loro presenza favorisce l’eliminazione degli inquinanti e l’ossigenazione dell’acqua. Spesso, però, una presenza massiccia può causare intorpidimento dell’acqua e inibizione della crescita delle piante. Lo sviluppo delle alghe va quindi attentamente controllato tramite una progettazione accurata.

    Ma perché si formano le alghe?

    Le alghe sono tra gli organismi acquatici più antichi e semplici, quindi hanno sviluppato un forte adattamento a qualsiasi condizione. Si può dire, comunque, che il fosforo sia il fattore limitante alla loro crescita, e quindi l’elemento da controllare. Le alghe possono crescere anche con valori di fosforo molto bassi, inferiori ai 10 µg/l.

    Per limitare l’apporto di fosforo è fondamentale riempire e rabboccare la vasca con un’acqua adeguata ed utilizzare idonei materiali di costruzione. Inoltre, durante l’utilizzo è bene controllare l’immissione eccessiva di sostanze organiche (come ad esempio le foglie) e cercare di mantenere pulito il fondo.

    Un altro fattore che concorre allo sviluppo delle alghe è la luce solare. Senza luce le alghe non crescono. Per questo è molto utile creare delle zone d’ombra nella vasca in modo da limitare lo sviluppo algale. Questo si ottiene principalmente tramite piantumazione di ninfee e altre piante galleggianti, oltre che a zone profonde in cui non penetrano i raggi solari.

    Spesso, comunque, soprattutto nei primi anni, qualche alga potrà sempre comparire nella stagione primaverile, ma nel giro di qualche giorno l’acqua ritroverà il suo equilibrio.

    Vari tipi di alghe

    Alghe verdi: possono essere monocellulari, coloniali e pluricellulari. Hanno una struttura cellulare evoluta e sono tra i più diffusi tipi di alghe che possiamo trovare in bipoiscina. La loro presenza causa un intopridimento dell’acqua ma non risulta un rischio per la salute;

    Diatomee: sono alghe monocellulari. Non sono tossiche e la loro presenza può comportare un intorpidimento dell’acqua di colore marrone. La loro presenza è limitata nelle biopiscine, perché richiedono un apporto di ortosilicati per la formazione della loro parete cellulare: elemento poco solubile in acqua e quindi non disponibile.

    Alghe dorate: sono alghe molto diffuse nelle biopiscine e la loro diffusione provoca intorpidimento marrone e un odore particolare. La loro formazione avviene in primavera.

    Cianobatteri: detti anche impropriamente alghe azzurre. Sono batteri che vivono tramite fotosintesi. La loro presenza è dovuta da alte temperature, alto contenuto di nutrienti, alti valori di ph e frequente carenza di azoto. Non sono ancora state osservate esplosioni eccessive di questi organismi nelle piscine. Nonostante non siano stati rilevati ancora problemi per la loro eccessiva presenza, va detto che sono in grado di produrre tossine dannose per fegato, sistema nervoso e pelle.

  • Costo fitodepurazione

    Costo fitodepurazione

    Costruzione

    Generalmente un impianto di fitodepurazione chiavi in mano costa circa 1.000 euro per abitante, compresa la progettazione. Questo è valido fino a circa 5 o 6 abitanti, dopodiché il prezzo pro capite diminuisce. Non può esistere ovviamente un prezzo fisso, perché dipende dalla situazione specifica: pendenze del terreno, accessibilità, distanza dai fornitori dei materiali, ecc…

    I costi principali sono:

    • vasca Imhoff;
    • degrassatore;
    • tubi;
    • pozzetti di controllo;
    • telo impermeabile
    • ghiaia di riempimento;
    • piante;
    • scavo;
    • progettazione e direzione lavori;
    • autorizzazioni comunali e relazione tecnica.

    Ci teniamo che le voci di costo siano sempre trasparenti e tracciabili, stilando preventivi dettagliati prima di cominciare qualsiasi lavoro.

    L’opzione di organizzare un corso in fase di cantiere ed eseguire l’opera in autocostruzione garantisce un abbattimento dei costi non indifferente, oltre ad essere un’esperienza interessante e divertente.

    Gestione

    Un impianto di fitodepurazione non richiede manutenzione specifica, se non lo sfalcio delle piante prima della stagione invernale. Questo è uno dei motivi che rende questi impianti appetibili, non solo da un punto di vista ecologico.

    Il nostro lavoro prevede anche la fornitura di un libretto di istruzioni, in cui trovare indicazioni sulla gestione dell’impianto.

Rigenera
Panoramica privacy e cookie policy

Questo sito utilizza solo cookie funzionali per il suo utilizzo ottimale, come quello che permette di riconoscerti in future sessioni di navigazione e che non ti farà rivedere il banner del consenso ad ogni accesso, per circa 6 mesi.
Puoi sempre rivedere le tue impostazioni sul consenso all'uso dei cookie, facendo clic sull'icona a forma di ingranaggio in basso a sinistra del sito.

Allo stesso tempo, per ridurre al minimo l'esposizione dei tuoi dati sensibili, abbiamo scelto di non fare uso di funzionalità di terze parti (come ad esempio: sistemi di profilazione o tracciamento, bottoni per la condivisione sui social network, ecc). Sul sito usiamo moduli per la richiesta di preventivi e per contattarci; se preferisci però puoi sempre scriverci una mail direttamente dal tuo programma di posta, senza usarli.

Per le analitiche di base usiamo Independent Analytics, che non raccoglie dati sensibili di chi visita il sito né utilizza cookie. Questo perché ci interessa sapere quali pagine vengono viste di più, il loro tempo di lettura e altri dati ma non ci interessa invece profilare le persone.

Leggi tutto in dettaglio nella nostra privacy e cookie policy